Fitoterapia

FIPapiro-di-EbersN dai tempi più antichi si impiegano rimedi vegetali per curare le malattie. Il papiro Ebers, redatto in Egitto verso il XVI secolo a.E.V., contiene la descrizione di centinaia di rimedi popolari contro svariati mali. Di solito però i rimedi a base di erbe erano tramandati oralmente di generazione in generazione.

 

Dioscorides_Vienna_(portrait)

Si ritiene che in Occidente il fondatore dell’erboristeria farmaceutica sia stato Dioscoride Pedanio, un medico greco vissuto nel I secolo che scrisse il trattato De materia medica. Questo divenne il principale testo di farmacologia per i successivi 1.600 anni.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 1980, nella riunione di Tien Tsin in Cina, definì le piante medicinali nel modo seguente: “È pianta medicinale ogni vegetale che contiene, in uno o più dei suoi organi, sostanze che possono essere utilizzate a fini terapeutici o preventivi, o che sono i precursori di emisintesi chemiofarmaceutiche”.

untitled(2)La fitoterapia moderna si basa, principalmente, sulle conoscenze provenienti dalle tre grandi medicine: fitoterapia della medicina tradizionale cinese, fitoterapia della medicina ayurvedicae la fitoterapia occidentale.

Per fitoterapia si intende “la disciplina medica che utilizza piante medicinali e derivati nella prevenzione e cura delle malattie, relativamente alle proprietà farmacologiche dei costituenti chimici presenti nella pianta, o meglio nel preparato utilizzato. La fitoterapia non segue particolari filosofie o credenze religiose, né metodologie diagnostiche o terapeutiche diverse da quelle della medicina scientifica”. (Firenzuoli F. Fitoterapia. Milano: Masson; 2002).

UN ERRORE COMUNE

fitoterapia2

Specie negli ultimi anni, l’ampia e semplicistica diffusione di rimedi commerciali “a base di erbe”, spesso privi di informazioni scientifiche adeguate e di chiarimenti sui dosaggi e le concentrazioni impiegati, è stata alla base di una impressione di ‘debolezza’ (se non di sostanziale inefficacia) della fitoterapia stessa.

Come ben sa chi affronta questo argomento con una adeguata preparazione, non vi è nulla di più sbagliato: la fitoterapia ha rappresentato per secoli il principale, se non l’unico, strumento terapeutico a disposizione dell’umanità ed il ‘dosis facit venenum’ di antica memoria testimonia come, da Esculapio in poi, fossero state ben comprese le notevoli potenzialità delle piante medicinali.

Basta infatti ricordare alcune tra le specie più potenti che accompagnano il cammino dell’uomo dai suoi albori (la Digitalis purpurea, l’Atropa belladonna, il Colchicum autumnale, molte specie di Salix) per riportare alla mente importanti principi attivi ampiamente utilizzati ancora oggi in medicina.

BREVE STORIA DELLA FITOTERAPIA

L’utilizzo di piante medicinali è da sempre stato importante per l’uomo. Testimonianze dell’uso di rimedi fitoterapici sono state ritrovate in diverse sedi: in Irak,  in una tomba che risale a 60.000 anni fa state rinvenute diverse piante, fra cui l’efedra; Aristotele, nel IV sec. a.C., attribuiva una “psiche” alle piante.

Risale invece al Medio Evo la teoria delle “signature”Signatura Rerum che stabiliva un rapporto fra la forma della pianta ed il relativo utilizzo a scopo salutistico: le foglie della Polmonaria officinalis assomigliano al tessuto dei polmoni e quindi la pianta potrà essere utilizzata per il trattamento dei disturbi che colpiscono il sistema respiratorio; il fusto del Bambou tabashir assomiglia ad una colonna vertebrale così come il frutto del pygeum africanum (pruno africano) assomiglia alla prostata e rispettivamente erano utilizzati: l’essudato del bambou per le articolazioni (ricco in silicio) e la scorza del pygeum per i problemi prostatici.

Di fatto fino al XX° secolo in ogni villaggio era presente un “esperto” dell’utilizzo delle piante per la salute. Per arrivare a tale conoscenza, l’uomo per secoli ha osservato il comportamento animale ed ha studiato gli effetti delle piante.

Le prime civilizzazioni

vendemmia-egizia

Già dal 3000 a.C. la civilizzazione di Egitto, Medio Oriente, India e Cina ha reso più elaborata la preparazione e l’uso delle piante. La malattia viene concepita come l’azione di uno spirito cattivo e la guarigione può essere ottenuta solo mettendosi in contatto con il mondo degli spiriti: per fare questo bisogna ricorrere a piante allucinogene.

Solo dal 500 a.C. la medicina comincia ad avere un ruolo proprio, separato dal mondo degli spiriti e della magia.

Ippocrate (460 – 377 a.C, circa) viene considerato come il “padre della medicina”, ed è lui che concepisce la malattia come un fenomeno naturale. E’ lui il primo ad affermare che la medicina deve essere esercitata senza cerimoniali o riti magici.

La medicina “razionale” appare, nel I sec. a.C, anche nei testi cinesi.

La conoscenza delle piante 

erofilo-erbario1Il commercio fra Europa, Medio Oriente, India ed Asia permise, già dal II sec. a.C., di far circolare diverse varietà di piante medicinali. Con l’intensificarsi del commercio, cresce anche l’interesse per le piante medicinali; cominciano a diffondersi le opere di classificazione sistematica in base alle diverse proprietà terapeutiche.

Il primo erbario europeo viene redatto da Dioscoride nel I sec. d.C.:  De materia medica, che cita piante ancora oggi ben conosciute, quale, ad esempio, la bardana. In questa opera vengono descritte 600 piante e rimarrà il principale testo di riferimento in Europa fino al XVII sec.

 

Galeno

Ugualmente importante, per lo sviluppo della medicina e della conoscenza delle piante, è stato il contributo di Galeno (131-200), medico personale dell’Imperatore Marco Aurelio. E’ sua, infatti, la “teoria dei quattro umori”: ispirandosi ad Ippocrate ed Arisotele, ha sviluppato il concetto per cui il mondo è composto da quattro elementi (fuoco, aria, terra ed acqua) e le piante hanno quattro diverse proprietà: caldo, secco, freddo, umido. Nell’organismo scorrono quattro principali fluidi: sangue, bile gialla, bile nera, linfa. Lo stato ideale consiste in una eguale ripartizione nel corpo dei quattro fluidi (“umori”); la predominanza di uno determina temperamenti specifici. Galeno ha introdotto il concetto spirituale di pneuma, che consiste nel soffio vitale dell’organismo. La salute dipende, secondo Galeno, dall’equilibrio fra i quattro elementi, i quattro umori e la loro unione con il soffio vitale (pneuma).

L’utilizzo delle piante nel Medio Evo

images(18)

Fra le popolazioni rurali del Medio Evo, la conoscenza delle piante e del loro utilizzo non si fondava sull’insegnamento offerto da scuole di medicina, ma derivava perlopiù dalla pratica derivante dall’assistenza ai malati affetti dalle più diverse patologie.

35 banchetto

Fra il VII ed il XV sec. si diffonde la cultura araba, favorendo la conservazione delle conoscenze greche e romane. Gli Arabi avevano grandi conoscenze in farmacia, e mescolavano le piante per accrescerne l’efficacia o migliorarne il gusto. Avicenna fu uno dei più grandi medici dell’epoca.

 

6520-1407249722

In India si diffonde lo studio dell’Ayurveda e con esso la costruzione di ospedali e di coltivazioni di piante medicinali. Anche le grandi civiltà precolombiane avevano conoscenze di fitoterapia, ma fra loro è ancora forte il legame spirituale e magico. In Europa verso l’anno 1000 vengono fondati i primi ospedali e le prime scuole di medicina: una delle più importanti è la Scuola Salernitana.

Il commercio con Asia e Africa permette la conoscenza e l’utilizzo di piante nuove; Ildegarda di Bingen (1098-1179) grande esperta in materia di fitoterapia, menziona la Galanga (Alpinia officinarum), che è una pianta utilizzata in Asia e che agisce a livello del sistema digestivo.

L’Asia ed i commerci intercontinentali

indiantribes

Con la diversificazione dei percorsi commerciali, aumentò considerevolmente il volume di importazioni di nuove piante, e con esso la disponibilità sul mercato europeo. Ma il commercio non è più a senso unico: anche alcune piante europee cominciano a viaggiare verso Oriente.

La scoperta, e la conseguente colonizzazione, dell’America, hanno portato ancora piante diverse, introdotte ed utilizzate nelle più grandi capitali. Nelle comunità rurali, si utilizzavano invece solo le piante straniere che si adattavano alle condizioni climatiche e che potevano essere utilizzate come alimenti. Un esempio è l’aglio, originario dell’Asia centrale.

Salute e igiene: dal XIV al XVII secolo

ts2374v4-11

E’ questo il periodo in cui si hanno le peggiori condizioni di vita in Europa: le città medievali erano sovraffollate, non si conoscevano le regole basilari di igiene e queste condizioni non potevano che favorire lo sviluppo e la propagazione di epidemie gravissime: la Peste Nera (1348-1349), la sifilide.

In Europa, i medici non avevano a disposizione mezzi efficaci per combattere queste malattie e seguivano ciecamente la teoria degli umori di Galeno, oppure prescrivevano continui salassi, mettendo in pericolo la vita del paziente, o ancora consigliavano l’assunzione di minerali tossici allo scopo di riportare in equilibrio gli umori. L’utilizzo dei minerali ha aumentato l’interesse per le formule chimiche ed ha, in questo modo, accelerato la frattura fra la medicina e l’utilizzo delle piante.

L’influenza di Paracelso ed il nuovo razionalismo

pacelsus-effect1

Una delle figure più rilevanti del XVI secolo è stata senza dubbio quella di Paracelso (1493-1541), personaggio sicuramente fuori del comune che ha rifiutato le teorie di Galeno a favore di una più attenta osservazione dei fenomeni medici. Ha poi studiato attentamente i dosaggi delle piante, affermando che la loro tossicità dipende solo dalla dose.

Paracelso ha dato un contributo decisivo allo sviluppo della chimica, della medicina moderna, della fitoterapia e dell’omeopatia. Ha studiato l’alchimia, ha riportato in auge la teoria delle signature ed ha affermato la superiorità delle piante medicinali locali rispetto a quelle importate.

I medici dell’epoca continuano però nelle loro prescrizioni di veleni metallici (mercurio) senza alcuna prudenza, con terapie che spesso risultano mortali per i malati. Parallelamente, la medicina moderna guarda con sospetto alle concezioni di “forza vitale”, di “qi” (energia primaria nella medicina tradizionale cinese), di “prana” nell’Ayurveda e di “vis medicatrix naturae” secondo Ippocrate. Queste nozioni hanno perso di interesse via via che si sono imposte le idee filosofiche e matematiche di Cartesio (1596- 1650). Cartesio ha diviso il mondo in due opposti principi: il corpo e lo spirito, la natura e le idee: il concetto di forza vitale è dominio della religione e non della medicina.

L’approccio razionale ha permesso numerosi progressi nella conoscenza del corpo umano: vengono pubblicati diversi lavori sul funzionamento del cuore e sulla circolazione sanguigna.

Le sostanze chimiche

William Withering

L’approccio scientifico alla medicina permette anche di progredire nella conoscenza tradizionale delle piante. Un esempio eloquente è fornito dallo studio della digitale (digitalis purpurea). Il dottor William Withering (1741-1799) cominciò a studiare la digitale dopo aver ritrovato una ricetta di famiglia, contenente digitale, per il trattamento della ritenzione idrica, patologia spesso rivelatrice di una debolezza cardiaca. Pubblicò uno studio in cui dimostrò l’efficacia dei principi attivi (oggi noti come glucosidi cardiaci) contro la ritenzione idrica.

L’isolamento dei singoli componenti della pianta ha aperto la strada allo sviluppo, già a partire dall’inizio del XIX secolo, di laboratori chimici: nel 1838 dal salice bianco venne estratto l’acido salicilico, precursore dell’aspirina, che verrà poi sintetizzato in laboratorio per la prima volta nel 1860. Questo però non è che il primo passo, perché la fitoterapia costituisce ancora il trattamento predominante.

In effetti fino a circa il 1950, tutti i farmaci erano costituiti da piante; solo successivamente è cominciata la sintesi chimica.

LA GALENICA

La galenica è la forma in cui il prodotto viene presentato.

Secondo la curva di Valnet, tanto più la pianta è fresca, tanto più è efficace. La pianta integra, inoltre, permette di sfruttare la sinergia degli elementi che la compongono: il tutto è superiore rispetto alla somma dei singoli elementi.(J.M. Pelt)

la curva di Valnet

Il ribes nigrum, ad esempio, in natura ha sia proprietà cortison- like, sia proprietà diuretiche, in quanto l’attività cortison-like porta ad un aumento della ritenzione di liquidi con conseguente aumento della pressione arteriosa. Il macerato glicerinato di ribes nigrum presenta la sola proprietà cortison-like e non quella diuretica, mentre il totum le ha entrambe.

Le tisane

Tisane

È un infuso in acqua. Con questo procedimento è possibile utilizzare i soli princìpi idrosolubili, mentre si perdono enzimi e vitamine termolabili. Se si vogliono sfruttare le virtù medicinali degli oli essenziali, è necessario coprire l’infuso per evitarne l’evaporazione. Si versa acqua bollente sulla pianta, si lascia in infusione per un tempo massimo di quindici minuti, poi si filtra. Il rapporto ottimale fra pianta ed acqua è di 5 gr di pianta per 100 di acqua.

Le compresse

images(22)

Hanno un contenuto minimo di materiale inerte (eccipienti, lattosio) del 30%, a cui vengono aggiunti  piante triturate e rese in polvere. La procedura di triturazione (la tramoggia sviluppa calore) rovina i principi attivi termolabili.

 

 

I succhi

succhi

In terapia vengono utilizzati succhi ottenuti da piante medicinali. Diversi sono i succhi alimentari che derivano dalla frutta. I succhi industrializzati contengono conservanti, coloranti ed aromi artificiali.

I nebulizzati

Si ottengono a partire da un estratto acquoso, che viene nebulizzato in corrente di aria calda e molto secca; l’acqua evapora lasciando una polvere finissima, con una buona biodisponibilità ma che può alterarsi facilmente a causa dell’alto grado di igroscopicità.

I macerati

images(2)

I macerati glicerinati derivano da estrazioni con alcool e glicerina di gemme fresche, raccolte in primavera, di giovani germogli e di tessuti embrionali in fase di crescita, oppure da estrazioni dalla scorza interna delle radici o ancora dagli steli.

 

 

COME IMPIEGARE LE PIANTE

Il nostro corpo è composto da sangue, linfa, liquido extra-cellulare e liquido intra-cellulare, così come si può vedere dallo schema seguente:

mod

Il fisico si deve nutrire, per poter dare nutrimento ai diversi liquidi che lo compongono. E’ evidente l’importanza dell’alimentazione, e l’importanza di assumere alimenti vitali, che effettivamente contengano nutrimenti.

La trasformazione degli alimenti produce tossine, che devono essere eliminate attraverso gli organi emuntori.

Fegato

Il FEGATO non ha sbocchi verso l’esterno, e deve quindi demandare la funzione di eliminazione ad altri organi, a seconda del tipo di tossina che deve essere eliminato. Si possono infatti distinguere tossine colloidali (o basiche o alcaline), costituite principalmente da muco, e tossine acide (cristalli).

Intestino

L’INTESTINO smaltisce tossine colloidali. La vescicola biliare produce bile, che viene riversata nell’intestino, per poter lavorare le sostanze colloidali immesse nel bolo alimentare. Quando l’intestino non è in grado di provvedere all’eliminazione (per su lavoro o

altre cause) altri organi emuntori svolgono una funzione di soccorso (pelle, polmoni, utero…).

Pelle

La  PELLE può smaltire sia tossine colloidali che tossine acide, attraverso la sudorazione.

Polmoni

POLMONI smaltiscono sostanze acide con la respirazione, ma anche tossine colloidali, coinvolgendo tutto il sistema respiratorio (orecchie ostruite, naso ostruito di mattino dopo una cena abbondante). Un disequilibrio a livello intestinale può facilmente portare ad un problema polmonare. In genere i polmoni fungono da organo di emunzione di soccorso quando si verifica un eccesso di saturazione tossinica da colloidi non evacuati dall’intestino.

reni

I RENI smaltiscono tossine di tipo acido.

[ File # csp2310351, License # 2292837 ]Licensed through http://www.canstockphoto.com in accordance with the End User License Agreement (http://www.canstockphoto.com/legal.php)(c) Can Stock Photo Inc. / Eraxion

L’UTERO è in grado di eliminare sostanze collose, a volte grumose.

Se le tossine colloidali non riescono ad essere eliminate, le colle ritornano nel sangue, provocandone un “ispessimento” con conseguenti problemi circolatori, venosi, comparsa di emorroidi (che costituiscono un chiaro sintomo di disequilibrio epatico). Ne consegue un intasamento a livello del sistema linfatico (di cui un sintomo tipico è il dolore alla spalla destra), e potranno comparire cervicalgie la cui origine è epatica.

     Il protrarsi di questa situazione nel tempo porterà ad una inversione di acidità: le tossine colloidali non possono entrare nel liquido extra-cellulare ed il fisico (non riuscendo ad eliminare l’eccesso di tossine colloidali) inizierà a produrre tossine acide interessando organi emuntori di soccorso non tipici al terreno di appartenenza. Questi ultimi eccedendo il normale lavoro di emunzione tenderanno ad essere colpiti da infiammazioni locali e gravi patologie.

     Anche le sostanze acide che non vengono eliminate dagli organi emuntori preposti (reni, pelle), rientrano nel sangue, provocando dolori articolari, tendiniti, epicondiliti, gotta. Quando il sistema circolatorio si è saturato , poichè gli acidi non possono entrare nella linfa, si avrà produzione di sostanze tossiniche colloidali (inversione di acidità), che dovranno essere smaltite da pelle, polmoni ed intestino.