FaraoniWS® Massaggio Faraonico

FaraoniWS®

“Chi ignora il passato non sa nulla del presente”
Indro Monatenelli

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Dall’empirismo dell’Uomo primitivo alle ultime scoperte dei Nobel, l’evoluzione della Medicina rispecchia quella del Pensiero Umano. Nell’antico Egitto il massaggio era considerato un’arte sacra, alla stregua delle erbe medicinali e dei vari riti divinatori e religiosi. Alle tecniche manuali si aggiungevano l’uso di erbe e di balsami che avevano lo scopo di abbellire la pelle. Il massaggio tradizionale Egiziano ( o massaggio dei Faraoni), è un massaggio che scioglie le tensioni e lo stress, regalando una durevole sensazione di armonia a tutto il corpo.

     Originario   delle   coste   del   Nilo, fu perfezionato (si dice) dalla bellissima Nefertari. Utilizza  la  tecnica  del  palper-rouler,  unito  agli  odori   delle  essenze  tipiche  della  Terra  dei  Faraoni,  come  il  gelsomino,  il  sandalo,  la  rosa.

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     A livello    emozionale    sembra    di   viaggiare   ad   occhi   chiusi    tra    le    dune    del deserto e   assorbire   l’energia    che   fluttua   nell’aria.  Il massaggio dei Faraoni influenza tutto il nostro corpo: il sistema nervoso, la circolazione del sangue. A differenza di altre metodiche, esso, a seconda delle manovre, delle tecniche e dei prodotti utilizzati svolge azione tonificante, rilassante o antistress, oppure rivolta al recupero dell’equilibrio del tessuto cutaneo.

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     Come ha scritto Cristiano Daglio, il massaggio rappresenta il punto più alto dell’antica medicina egizia, una medicina già con ragguardevoli conoscenze anatomiche e fisiopatologiche e con una farmacopea minerale, vegetale, animale) notevolmente avanzata.

     Il massaggio ha esercitato una notevole influenza anche sulla medicina tradizionale dell’Estremo Oriente. Gli Egiziani praticavano il massaggio già all’epoca di Cleopatra, e amavano farsi massaggiare dai propri schiavi immersi in vasche d’acqua profumata. In un sepolcro della necropoli di Sakkara, in Egitto, è stata ritrovata una pittura murale che rappresenta un massaggio palmare e plantare.

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     Il principio sul quale si basa il massaggio egiziano è quello dell’unità del corpo e della mente: in particolare secondo gli Antichi Egizi esistono tre “chiavi della vita”: quella della testa che corrisponde all’intelligenza mentale; quella del cuore, che è l’intelligenza emotiva e quella dell’addome che è la materia. È su queste chiavi che il massaggio lavora, per restituire armonia e unità alla persona.

Il Massaggio egiziano è essenziale per il benessere in generale. Adatto sia per gli uomini che per le donne.

     Indagini condotte in istituti di ricerca altamente specializzati di Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti hanno permesso di mettere in evidenza non solo le abitudini di donne e uomini egizi relative al make-up, ma addirittura di stabilire e analizzare le materie prime dei cosmetici e dei belletti impiegati, nonché le tecniche – alcune delle quali decisamente avanzate – ideate per la loro preparazione. Questi reperti, ci dicono gli egittologi Ange-Pierre Leca e Salem Mahmoud Elsheikh, indicano che il massaggio era considerato una panacea da impiegare in tutti i casi di malattie considerate di causa oscura o sconosciuta.
Praticavano il massaggio specialisti ausiliari dei medici, mentre a questi era riservato il compito della diagnosi, prognosi e prescrizione.

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     Possiamo attribuire agli Egizi anche un ruolo importante nella storia dell’aromaterapia.

     Profumi e unguenti erano in stretta relazione con il culto degli dei presso gli Egizi: era infatti attraverso il profumo che l’uomo si avvicinava al divino, vista la corrispondenza tra la nettezza del corpo e quella dello spirito.

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     Si usavano sostanze odorose molto forti, mescolate a grassi animali o ad oli di base, quali il “Balanos”, l’olio di oliva, l’olio di ricino, l’olio di rafano, l’olio di coloquintide e l’olio di sesamo. Di maggior pregio  il “Nenufar”, ottenuto con il loto dai fiori azzurri e molto apprezzato da Tutankamen; il “Qamdi”, ricavato dai gigli; il “Kuphty” di cui si fa menzione in un papiro della piramide Cheope e relativamente al quale Plutarco, elenca i 60 elementi che lo compongono. Il prodotto più a buon mercato era il “Chichi”, usato come protettivo solare e definito da Erodoto di “odore nauseabondo” in quanto preparato con olio di ricino.

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     Dall’Egitto proveniva il Metopium, tra i cui ingredienti figurava anche il costosissimo “Balsamo di Giudea”. In età imperiale Alessandria era il maggior centro di smistamento delle spezie e delle erbe aromatiche che da qui venivano inviate a Roma e, soprattutto, a Preneste, Napoli e Capua, dove si trovavano i massimi produttori di essenze ma anche i più abili contraffattori (!) dei più famosi profumi dell’epoca.

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      Oltre che in ambito sacro, di oli e unguenti si faceva anche un ampio uso profano: non solo se ne aveva una conoscenza così approfondita (sapendo bene a quali parti del corpo e relative malattie fossero destinati) ma erano indispensabili per proteggere la pelle dal sole cocente o dal vento di sabbia tanto che un loro mancato arrivo provocò un grandioso sciopero nel villaggio di Deir el-Medineh ai tempi di Ramesse III (1198-1167 a.C.), nonchè un’insurrezione delle truppe di Seti (1300 a.C. circa).