Counsling Naturopatico

counseling

IL COUNSELING

QUALE DEFINIZIONE?

     Quando si entra nello specifico di un argomento, di un tema, la prima cosa che viene normale fare è cercare di inquadrarlo e di darne un a definizione.

Che cos’è quindi il counseling?

     Si potrebbe rispondere: è il lavoro che svolge il counselor. Se andiamo a cerca la definizione di un dizionario anglosassone, ad esempio “Oxford Dictionary”, troviamo quanto segue: “consiglio da un consigliere-consulente”, che è una citazione molto tecnica e che non aiuta molto ad in quadrare il tema.

     La figura professionale del counselor nasce in America intorno agli anni trenta e racchiude tutte quelle figure professionali che “non desiderando diventare psicologi o psicoterapeuti svolgono un lavoro che richiede una buona conoscenza della personalità umana.” (Rollo May).

     Il counselor in forma generica può essere definito la persona che in un contesto professionale è capace di sostenere in modo adeguato una relazione con un interlocutore che manifesta temi personali, privati ed emotivamente significativi.

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     Innanzitutto occorre evidenziare che il counselor ha un suo ruolo ben definito e non deve essere confuso con un consulente esperto di comunicazione né banalmente con un esperto in Problem Solving o con un coach.

     Il counselor è un professionista in grado di favorire la soluzione di disagi esistenziali di origine psichica che non comportino tuttavia una ristrutturazione profonda della personalità (e quindi dell’intervento di uno psicologo o di uno psichiatra); ha il semplice obiettivo di indirizzare la persona verso una possibile soluzione di una problematica presente in un determinato ambito o nata da difficoltà relazionali che possono impedire la libera espressione individuale.

Il counselor non fa terapia, non opera cure di nessun genere, non fa psicoterapia, né consulenza.

     La caratteristica fondamentare del counseling e conseguentemente del lavoro del counselor è che esso ha soprattutto per oggetto lo stile di vita delle persone sane.

     Il counselor è una figura umana anziché professionale che sa creare un rapporto con una persona basato sull’accoglienza, sull’attenzione, sull’ascolto e soprattutto sull’empatia.

Chi e perché si dovrebbe rivolgere ad un counselor?

     In una società soffocata dai ritmi della vita moderna, non è sempre facile, per chi si ritrova momentaneamente con un dubbio rispetto a una decisione o con un senso di malessere dovuto a un imprevisto, o con un momento di minor energia della propria vita trovare una persona con cui aprirsi, confidarsi senza farsi propinare i classici buoni consigli per risolvere il problema, ma soprattutto senza il timore di essere inascoltati o giudicati.

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     Il counselor subentra in queste situazione perché è uno “specialista dell’ascolto”, un esperto di comunicazione, una persona che mira a creare un rapporto in cui il suo interlocutore o cliente si sente accolto, rispettato e, soprattutto, ascoltato. A dispetto della forte assonanza tra il termine counselor e consulente, il ruolo del primo non consiste assolutamente nel dare consigli o interpretazioni, ma nell’aiutare l’altro ad avere una visione più completa del problema e a trovare in prima persona la soluzione.

     La maggior parte delle volte questo risultato lo si ottiene semplicemente offrendo al cliente la possibilità di parlare liberamente e di arrivare da solo a delle conclusioni o alla presa di coscienza di determinate situazioni.

     Nell’esternare liberamente i propri stati d’animo insieme al counselor, si riesce ad avere una visione più obiettiva e generale della situazione e diventa molto più semplice far chiarezza e predisporre così la strategia di azione che si ritiene utile per la situazione.

     Il counseling ad indirizzo naturopatico non è nient’altro che il rapporto armonico tra la natura umana e la natura esterna. In quest’ottica il counselor deve cercare il bene della persona, la riattivazione delle capacità e delle forze che chiunque ha naturalmente dentro di se.

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     Può sembrare la scoperta dell’acqua calda, ma sostanzialmente il counselor si occupa del fatto che siamo “vivi”, che siamo in continua ricerca ed evoluzione, pertanto se vogliamo aiutare qualcuno non dobbiamo risolvergli i problemi, ma fornire supporto! La difficoltà principale di un counselor è comprendere lo specifico problema di quello specifico cliente in quella specifica situazione.

     Comprendere va inteso come prendere e portare dentro si se e l’unico modo che esiste per fare questo è quello di entrare in empatia con il cliente.

     Possiamo concludere affermando che lo scopo ultimo è aiutare il cliente ad evolversi per favorirne un suo migliore adattamento sociale in quanto la vita è un continuo adattamento al sistema che ci sta intorno.

Il counselor dovrebbe essere visto dal cliente come:

  • Base sicura (stabilità, muto riconoscimento, asimmetria del rapporto che non deve essere paritario)
  • Catalizzatore di cambiamento Supervisore
  • Perturbatore strategicamente orientato

     Il cliente tramite l’auto osservazione ed il supporto competente fornitogli dal counselor deve staccarsi da se e riuscire a guardarsi dal di fuori.

     E’ importante dare al cliente dei compiti (ad esempio tenere un diario, definire degli obiettivi, visualizzare delle situazioni, …) in maniera che sia più facile fare un’analisi dei costi e dei benefici dei “compiti” assegnati.

     Il counselor in questo percorso con il cliente molto spesso diventa un “distruttore” e porta alla consapevolezza che la sofferenza (da cui tutti cerchiamo sempre di fuggire) in una determinata situazione diventa funzionale, si dimostra essere la miglior scelta tra le “peggiori” possibili.

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I principi fondamentali del rapporto di aiuto che si viene ad instaurare tra cliente e terapeuta sono i seguenti:

  • Prima di tutto viene il cliente. È il punto centrale intorno alla quale ruota tutta la terapia.
  • Il cliente ha sempre ragione. Può interrompere la terapia in qualsiasi momento, può andarsene quando vuole. Il counselor no. Dal punto di vista giuridico si stipula un contratto che si basa sulla diligenza del buon padre di famiglia. Definiti i compiti del contratto terapeutico non cene si può andare se non per una buona causa.
  • Chiunque si pone in relazione con il counselor è una persona che va rispettata. Le nostre convinzioni sono solo nostre, non sono infallibili e sono suscettibili di modifiche. Del cliente occorre rispettare imprescindibilmente: la sua dignità, la sua riservatezza, la sua autodeterminazione, la sua autonomia, i suoi valori, i suoi sistemi di credenze.
  • Fondamentale è il diritto alla riservatezza. Occorre informare il cliente sul chi è il counselor, la formazione, cosa si vuole fare ed i propri limiti.

L’ultimo non è un forse un principio, ma un caldo consiglio: il counselor deve mostrarsi sempre molto umile!

ROLLO MAY

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     Nel mio personale approccio allo studio del counseling ho trovato fondamentale la lettura e lo studio de “L’arte del counseling” di Rollo May, condivido pienamente il suo approccio e la sua teoria del principio della personalità e soprattutto credo che spieghi esattamente e senza troppi dubbi di interpretazioni quelli che devono essere i compiti di una bravo counselor.

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Di seguito riepilogo i quattro principi della personalità.

     Primo principio della personalità: la funzione del counselor è quella di portare il cliente ad accettare la responsabilità della propria condotta e degli esiti della propria vita.

      Secondo principio della personalità: compito del counselor è quello di assistere il cliente nella ricerca del suo vero sé e poi di aiutarlo a trovare il coraggio di essere quel sé.

     Terzo principio della personalità: è compito del counselor aiutare il cliente ad accettare di buon grado la responsabilità sociale, dargli il coraggio che lo libererà dalla coazione del senso di inferiorità, e aiutarlo a orientare i suoi sforzi verso scopi socialmente costruttivi.

     Quarto principio della personalità: è compito del counselor, nell’aiutare il cliente a liberarsi dalla morbosità del suo senso di colpa, aiutarlo anche coraggiosamente ad accettare e ad affermare la tensione spirituale insita nella natura umana.

     Per Rollo May “la personalità è il realizzarsi del processo della vita in un individuo libero, socialmente integrato e psicologicamente consapevole”.