Alimentazione in Medicina Tradizionale Cinese (M.T.C.)

La condotta alimentare è da millenni per la medicina cinese un pilastro di salute e un mezzo di guarigione: si può a buon diritto affermare che in Cina la dietetica sia nata insieme alla medicina e insieme si siano evolute nel corso dei millenni.

Conoscere la dietetica della M.T.C. è un mezzo per condizionare positivamente il quadro energetico dell’individuo fornendo consigli alimentari specifici e personalizzati: il cibo quotidiano rappresenta uno stimolo energetico mirato e continuato nel tempo, capace di rivoluzionare lo stato di salute, anche in virtù del ruolo attivo della persona.

Basandosi sugli stessi principi energetici che stanno alla base della medicina cinese – su cui poggiano l’agopuntura, il tuina, il qigong e la farmacologia – la dietetica secondo la medicina tradizionale cinese si avvale dell’osservazione millenaria degli effetti che i cibi possono avere sull’equilibrio dell’organismo per proporre strategie di intervento basate sulle caratteristiche di ciascun alimento: natura termica, sapori, azioni e tropismo d’organo.

Fino a solo gli inizi del secolo scorso, nel nostro paese esistevano ampie sacche di popolazione che soffrivano d’inadeguatezza alimentare. Ora, mentre il tragico fenomeno della denutrizione affligge molti paesi del mondo sottosviluppato, nelle aree ricche, alle quali apparteniamo, si diffonde in modo preoccupante il fenomeno opposto: l’ipernutrizione e l’obesità.

In un mondo che tende verso l’omologazione acritica sulle scelte imposte dal mercato economico, si sta perdendo quel patrimonio che non è solo alimentare, ma anche culturale, sociale, edonistico, di arte culinaria tradizionale. In particolare l’Italia ha sempre goduto della sua privilegiata posizione di crocicchio, geografico e di civiltà. Qui possiamo godere dei migliori piatti del mondo, e forse ancora riusciamo a ritagliarci degli spazi liberi dalla generale degenerazione alimentare.

Gli alimenti, dai più semplici ai più raffinati, non sono solo un insieme di nutrienti, glucidi, proteine, grassi, ecc., necessari per rifornire il nostro sistema di calorie, ma possono essere visti come uno dei migliori mezzi per equilibrare le nostre funzioni organiche e per mantenerci in salute. In questo senso le culture tradizionali orientali hanno sviluppato dei sistemi dietetici preventivi e terapeutici diversi dai nostri, i quali fanno fondamentalmente la sola conta delle calorie.

L’elemento che più rischia di compromettere la qualità degli alimenti, già fortemente minata dall’utilizzo massiccio di additivi chimici, diserbanti e pesticidi, ormoni e antibiotici, che drogano la terra e avvelenano i suoi frutti e gli animali, è l’ingresso in agricoltura e in zootecnia della modificazione genetica, il nuovo business del futuro.

Ma la degenerazione del buon senso sembra non volersi arrestare. Se agli inizi del ‘900 la maggior parte della popolazione non poteva permettersi una dieta equilibrata dal punto di vista nutrizionale e calorico, la parte ricca della popolazione sfoggiava il loro status proprio attraverso l’abbondanza dell’alimentazione. Ora la situazione si è ribaltata: la classe più abbiente e colta è molto più attenta alla linea attraverso l’uso corretto dei cibi, mentre nelle classi più popolari si riscontrano diffuse situazioni di sovrappeso. Questo è spiegabile anche per la mancanza, d’origine sociale e culturale, di strumenti di critica e di revisione dei modelli alimentari imposti dall’industria agroalimentare.

Ci troviamo in una società che ha perso i riferimenti tradizionali di sobrietà e saggezza, non sa più gestire il benessere e la disponibilità di cibo, e genera atteggiamenti patologici, come l’obesità, la bulimia e l’anoressia, con perdita totale dei fattori mentali che regolano le funzioni metaboliche di base. Siamo bersagliati da messaggi pubblicitari che ci invitano ad omologarci sull’alimentazione veloce, concentrata, ipercalorica o ipocalorica secondo necessità, a base di hamburger, pappette e merendine senza sapore. L’uomo è schiacciato dai ritmi che si è imposto.

SOSTANZA O ESSENZA

E’ il prezioso patrimonio di potenziale cromosomico e di energia organica che ogni alimento ha in sé, strettamente legato al suo stato di vitalità. Quanto più un cibo è fresco e puro, tanto più alta è la forza nutriente ed energetica trasmessa. Ci sono alimenti, come i semi, ricchi di potenziale vitale, che si conservano a lungo. Altri, come i germogli, ne sono altrettanto ricchi, ma vanno consumati subito. I cibi che assorbono l’energia solare, i frutti che maturano sulla pianta, i germogli dei cereali, le uova fecondate, gli animali nel loro pieno vigore, i pesci dall’occhio vitale, se mangiati freschi, offrono tutta la loro essenza che andrà a nutrire e a sostenere la nostra essenza vitale. La logica conseguenza di queste considerazioni è che la conservazione riduce di molto la quantità di essenza di un cibo. Cosa dire delle contaminazioni dei concimi e dei pesticidi, degli allevamenti animali intensivi e delle serre? Tutto quello che forza l’equilibrio e i tempi della natura fa perdere la forza vitale, il sapore e le virtù armonizzanti tipici degli alimenti cresciuti in un determinato luogo e consumati nel loro tempo. Dei cibi alterati geneticamente, ultima diabolica invenzione dell’uomo, ancora non possiamo prevedere le conseguenze.

CORPOREITA’ E ORGANI

5 elementi organi stagioni

La forma, il colore e la consistenza di un alimento sono gli elementi che per primi entrano in contatto con i nostri sensi. Essi fanno riferimento all’aspetto più fisico dell’alimento, quindi si riferiscono alla materia sostanziale dello stesso (yin per i cinesi). In un secondo momento, se avviciniamo l’alimento, ne possiamo percepire l’aroma e, se lo assaggiamo, il gusto. Il profumo e il sapore rivelano le caratteristiche meno evidenti, più sottili dell’alimento (yang per i cinesi), quelle che riguardano le sue virtù energetiche.
La forma corporale dà informazioni su quali strutture fisiche il cibo andrà a interagire, e parzialmente anche sulle sue potenzialità riscaldanti o rinfrescanti. Il sapore ha un effetto specifico nei confronti di un organo e ne bilancia le funzioni.

Organi.
Gli organi interni del corpo devono funzionare armoniosamente e interagire fra loro. Il loro equilibrio determina il buon funzionamento dell’organismo. Ogni organo è collegato a una serie di funzioni e strutture fisiche che condividono lo stesso tipo di energia. Ad ogni organo corrisponde anche un colore, un sapore e una serie di alimenti, secondo la logica insiemistica dei cinque elementi cinesi.

Fegato (elemento Legno): cistifellea, occhi e vista, tendini e articolazioni, unghie. Verde, acido/aspro.
Cuore (Fuoco): pericardio, intestino tenue, lingua e parola, vasi sanguigni. Rosso, amaro.
Milza (Terra): pancreas, stomaco, bocca e gusto, muscoli e connettivo. Giallo, dolce.
Polmone (Metallo): intestino crasso, naso e olfatto, pelle, peli. Bianco, piccante.
Reni (Acqua): vescica, orecchie e udito, ossa, capelli. Nero, salato.

Principi di similitudine e somiglianza.

Fegato, cuore, reni, cervella, trippa, ecc., di animali sani, vanno a interagire con gli stessi organi dell’uomo che li mangia. Anche la forma geometrica di un alimento ci rimanda all’organo su cui agisce. Esempi: fagiolo>rene, noce>cervello e polmone.

Colore

C’è una generica interrelazione tra il colore di un cibo e l’organo corrispondente. Ad esempio le verdure verdi agiscono di più sul fegato, mentre quelle rosse sul cuore e circolazione del sangue. Gli alimenti gialli (grano, mais, soia gialla, miele, ecc.) agiscono sulla milza-pancreas e sullo stomaco, quelli bianco (aglio, cipolla, ecc.) di più sul polmone e sul grosso intestino. Quelli di colore scuro o nero (soia nera, cozze, ecc.) hanno un tropismo rivolto al rene. Il colore ci può aiutare ad indirizzare un alimento verso un organo, ma non ci dice esattamente come interagisce con quest’organo.

Natura

Come tutto quello che entra in contatto con l’uomo, anche gli alimenti posseggono una natura fredda o calda, umida o secca. Riguarda la capacità di una sostanza di apportare un effetto di riscaldamento o di raffreddamento, di umidificazione o di essiccamento. La maggior parte dei cibi possiede una natura mite: tiepida o fresca, per questo sono più armonizzanti e meno curativi delle piante che possono offrire azioni più drastiche.
I cibi riscaldanti tonificano e aumentano il metabolismo, vanno preferiti d’inverno e in presenza di disturbi dovuti al freddo. I cibi rinfrescanti purificano il calore in eccesso, sono antinfiammatori e detossificanti, vanno preferiti d’estate e in presenza di sete e febbre.

SAPORE

Il sapore trascrive al senso del gusto delle informazioni che riguardano i componenti intimi di quell’alimento e sulle sue proprietà. L’esperienza millenaria di palati più sviluppati dei nostri sostiene che il sapore ha un’azione principalmente sulle parte materiale, sulla forma di un organo, e controbilancia l’energia caratteristica di quell’organo.

Il sapori aspro, acido e allappante sono legati al fegato.
Il sapore amaro al cuore.
Il sapore dolce e l’insipido a milza e pancreas.
Il sapore piccante al polmone.
Il sapore salato ai reni.

Un sapore intenso agisce sull’aspetto materiale. Se invece si vuole operare sull’aspetto sottile, per esempio per tonificare le energie, bisogna privilegiare i sapori delicati. I sapori molto forti e concentrati sono considerati tossici e andrebbero usati solo per scopi particolari.

ACIDO-ASPRO-ALLAPPANTEAcido

L’acido/aspro è un sapore contratturante e retraente  e l’allappante astringente perchè trattiene i liquidi. A livello di clinica non sempre l’acido astringe; in alcuni casi (in sinergia con il piccante) canalizza e corrode i blocchi di sangue. L’allappante astringe più marcatamente le perdite di fluidi (emorragie, diarrea, ipersudorazione, perdite organi sessuali.

Il fegato si associa al movimento di espansione del Legno e alla primavera. Come organo è legato ai processi di esteriorizzazione, di apertura, di mobilizzazione. La sua energia è dinamica e spinge continuamente verso la diffusione. Perché il fegato non si svuoti della sua energia, è necessario un sapore che la trattenga, come l’acido/aspro e ne impedisca la dispersione eccessiva. Perciò si dice che l’acido nutre la forma del fegato e bilancia la sua energia. Se il sapore acido è assunto in eccesso blocca il movimento energetico del fegato perché trattiene troppo, e disturba anche le strutture corporee corrispondenti, come tendini, muscoli e unghie, e diventa evacuante purgativo.

PICCANTEPiccante

Muove molto le energie con azione disperdente ed esteriorizzante. Diffonde anche i liquidi e smuove tutto ciò che ristagna. Agisce molto sull’esterno del corpo. Clinicamente usato ogni qualvolta c’è da rimuovere dei ristagni (di energia vitale o sangue) o da promuovere la diaforesi.

L’elemento del polmone è il Metallo, opposto al Legno. E’ un movimento di interiorizzazione, di raccoglimento, corrisponde al tramonto e all’autunno. Infatti il polmone trattiene l’aria, abbassa i liquidi e conserva i ritmi corporei. La sua strutture, alimentata dal sapore piccante disperdente, è soffice, leggera, aperta e dinamica. Ma se il piccante è assunto in eccesso ne danneggia le strutture: albero respiratorio, pelle e peli, e indebolisce l’organismo perché disperde energia attraverso la sudorazione.

AMAROamaro

E’ rassodante ed essiccante, asciuga le parti umide condendo e indurendo la materia. Tende a scendere verso il basso con azione evacuante. Se associato alla natura fresca purifica il calore, elimina le tossine e calma. Utilizzato in clinica come evacuante e come antitossico.
Il cuore si associa al movimento e al riscaldamento del Fuoco, che tende a salire in alto e a bruciare la materia. E’ analogo al mezzogiorno e all’estate. Contiene in sé la mobilità della circolazione sanguigna e della coscienza emozionale, passionale e spirituale. L’energia del cuore è fuggevole e tende a disperdersi, deve quindi essere bilanciata dal sapore amaro, che rinfresca, indurisce e abbassa. In eccesso l’amaro indurisce i vasi, provoca nausea e diventa evacuante purgativo.

Salato

SALATO

E’ emolliente e ammorbidente. Va verso l’interno del corpo e verso il basso. E’ in grado di rompere gli ammassi e gli indurimenti. In clinica è indicato nelle terapie contro la formazione di noduli e di masse.
Il rene governa la nascita, la crescita e la riproduzione, oltre a controllare l’Acqua del corpo, che corrisponde al suo movimento, alla mezzanotte e all’inverno. Conserva le energie genetiche profonde, la resistenza e la forza di volontà innate. La sua caratteristica è la solidità, compensata dal sapore salato, che tende invece ad ammorbidire. In eccesso il salato lede le ossa, nuoce alla circolazione e diventa evacuante purgativo.

DOLCE-INSIPIDODolce

E’ un sapore equilibrato che modera, rilassa e armonizza l’organismo. Inoltre nutre, tonifica e umidifica. L’insipido è insapore, principalmente drena l’umidità e promuove la diuresi. Il dolce è clinicamente usato come antispasmodico. L’insipido è indicato nelle terapie della ritenzione idrica e negli edemi.

La milza-pancreas corrisponde ai momenti di passaggio dei cicli, quindi partecipa a tutti gli altri movimenti con funzione di perno centrale. Riceve, trasforma, ridistribuisce i nutrienti, innalza le energie pure, ospita il pensiero. Essendo un organo già equilibrato, il sapore dolce le corrisponde nella forma: armonizza e rilassa, pertanto non rientra nella logica di opposizione. In eccesso dissipa le energie e danneggia i tessuti e la carne.

Ciclo di inibizione

La struttura di un organo e dei suoi annessi non è solo danneggiata dall’assunzione del sapore eccessivo corrispondente (nella scala di generazione degli elementi), ma anche dal sapore eccessivo dell’organo che, nella scala di inibizione degli elementi, lo controlla. Perciò il sapore ACIDO/ASPRO (es. agrumi, sottaceti) lede anche la forma o struttura di stomaco, pancreas e milza, e contrae le carni. Il sapore AMARO (es. fumo) lede la struttura del polmone, danneggia e dissecca la pelle. Il sapore DOLCE (es. zucchero) lede la struttura dei reni, danneggia i denti e le ossa e fa cadere i capelli. Il sapore PICCANTE (es. alcool) lede la struttura del fegato e indebolisce le unghie. Il sapore SALATO (es. sale) lede la struttura del cuore, altera il colorito del viso, danneggia i vasi sanguigni.

NATURA DEGLI ALIMENTI

FREDDI: Verdure crude, germogli, alghe, latte e latticini, funghi, frutti di mare, anatra e oca, cachi.
FRESCHI: Insalata, pesci bianchi, frutta, limone.
NEUTRI: Cereali, verdure cotte, volatili e pollame, uova, pesci azzurri, sesamo, miele, mora di gelso, ribes.
TIEPIDI: Avena, cipolla, porro, carota, ravanello, asparago, peperone, carni bianche, aragosta e gamberetti, frutta secca.
CALDI: Aglio, carni rosse, spezie, sale, vino e alcolici, cioccolato.

SAPORE DEGLI ALIMENTI

ACIDO / ASPRO

Mais, sorgo, spinacio, pomodoro, coniglio, cavallo, formaggio caprino, prugna, cotogna, uva, nespola, mela renetta, ananas, arancia, limone, yogurt. Tossico: aceto in quantità.

AMARO
Farro, grano saraceno, fieno greco, scalogno, carciofo, cicoria, asparago, insalata trevisana/belga, montone, fagiano, pompelmo, albicocca, tè. Tossico: caffè.

DOLCE / INSIPIDO
Riso, frumento, soia, patata, carota, zucca, barbabietola, pisello, bovino, ovino, carpa, formaggio vaccino, melone, pera, banana, fico, giuggiola, miele, olio. Tossico: zucchero bianco.

PICCANTE
Miglio, aglio, cipolla, peperone, sedano, melanzana, ravanello, rapa, fava, volatili, formaggio pecorino, pesca, noce, zenzero. Tossico: peperoncino, pepe in quantità.

SALATO
Orzo, avena, fagiolo, lenticchia, cavolo verza, alghe, maiale, pesci, molluschi, lumaca, castagna, oliva. Tossico: sale in quantità.

La base dell’alimentazione sono i cereali. Hanno una natura piuttosto equilibrata, di base sono di sapore dolce, quindi dirigono la loro azione su milza, pancreas e stomaco. Hanno un’azione tonificante delle energie e nutriente delle forme.

COTTURA E TEMPERATURACuttura

L’intervento dell’uomo può modificare la natura di un alimento. Il fuoco riscalda; meno se lo teniamo basso, molto di più se lo teniamo alto. Gli alimenti crudi sono ricchi di essenza vitale, ma mangiati talquali, ad esempio le verdure, mantengono la loro natura fredda. Richiedono quindi molto calore metabolico dell’apparato digerente (stomaco, pancreas, milza). Sono adatti a rinfrescare.

Anche cuocere in molta acqua o assemblare e mantenere gli ingredienti al freddo del frigorifero o nel surgelatore raffredda la natura di un cibo. Una cottura “neutra”, che mantiene inalterata la natura dell’alimento è quella al vapore, oppure una moderata bollitura o una leggera e rapida frittura con poco olio.

Mantenere a lungo sul fuoco, arrostire e affumicare spostano la natura di un alimento verso il calore.
La masticazione opera la seconda trasformazione (dopo la cottura) e prepara il cibo ad essere digerito e assorbito. Una masticazione veloce e insufficiente rende incompatibile il cibo per la digestione dello stomaco, che non ha denti. Le energie non trasformate dei cibi fermentano e causano distensione, flatulenza ed eruttazioni, gli alimenti non macerati vengono espulsi ancora a pezzi.

Una temperatura troppo calda del cibo ingerito disperde le energie, temperature medie e moderate le tonificano.
Un cibo freddo di natura mangiato freddo rallenta la digestione e può provocare diarrea. Bere molte bevande durante i pasti crea una situazione di umidità eccessiva nello stomaco, costretto a rallentare il processo digestivo per la presenza diluente di troppi liquidi. Bere acqua fredda esaurisce il calore metabolico dello stomaco.

Il momento dell’assunzione dei cibi richiede una pausa. Se siamo stressati e in piedi, se guardiamo la televisione, se discutiamo di lavoro o di politica, ecc., disturbiamo il processo digestivo. L’ideale sarebbe sedersi tranquillamente a tavola prendendosi il tempo necessario, mangiare ad orari regolari (intervalli di 4-5 ore = tempo di digestione), durante il giorno e non di notte, sempre con moderazione.

ADULTERAZIONE DEI CIBI

I prodotti lavorati nell’industria alimentare e conserviera perdono il loro sapore naturale per le cottura prolungate, per la sottrazione dei principi fragranti volatili, delle vitamine e dei sali minerali. A questo impoverimento si supplisce con l’aggiunta di aromi artificiali, sale, zucchero. Sono sapori vuoti dal punti di vista nutritivo, ed eccessivi dal punto di vista dei lori effetti sull’equilibrio della salute. Si crea anche una dipendenza, spesso ricercata, di un sapore eccessivo particolare, perchè svanito l’effetto immediato del sapore eccessivo, lascia un vuoto energetico da ricolmare (= nuovo consumo, = nuovo acquisto).

La manipolazione dei cibi tende a concentrarli e renderli comodi nel consumo. Ma un alimento ha un suo equilibrio interno, e restituisce i nutrienti dopo un periodo naturale di crescita, sviluppo e maturazione. Un estratto di qualche sostanza dello stesso alimento non è bilanciato dal punto di vista energetico ed è privo di essenza: è un cibo “vuoto”. La concentrazione ci fa perdere la misura della quantità di cibo assunto, ed è causa di sovrappeso, e dismetabolie (colesterolemia, diabete, ecc.).

ALIMENTAZIONE STAGIONALEStagioni 

Un buon principio alimentare, che fino a qualche decennio fa era scontato per la sua ovvietà, è quello di assumere i cibi che si reperiscono nella zona in cui si vive e maturano nel loro periodo. Mangiare quello che cresce nel luogo e nel periodo stagionale non è più tanto normale oggi, se pensiamo alle importazioni, alle serre, ai frigoriferi, al congelamento e alla industria conserviera. Il cibo che fa parte del nostro ambiente è compatibile con la nostra biochimica, perché ha respirato la stessa aria, solcato la stessa terra, subito gli stessi influssi cosmici nel nostro organismo.

E’ quindi prevedibile che giochi a favore del naturale equilibrio della salute. Questo buona regola dietetica deve essere seguita da quella che lega ogni organo ad un movimento energetico stagionale, durante il quale quell’organo si esprime, nel bene e nel male, al suo massimo energetico. La terza regola è assumere dei cibi che per la loro natura vadano a compensare certi squilibri: se c’è freddo nel corpo bisogna scegliere cibi riscaldanti, se c’è caldo cibi rinfrescanti.

Autunno

La stagione bella sta terminando, l’esuberanza del ciclo vitale rientra e si dirige verso l’interno, verso la conservazione, la stessa cosa fanno le energie del corpo. Il sapore che aiuta questa tendenza è l’amaro, che dirige verso il basso e l’interno. E’ un sapore essiccante, e nei nostri climi, l’autunno è caratterizzato da molta pioggia e umidità, spesso causa di malattie polmonari (organo della stagione), con accumuli di catarri. Inoltre l’amaro va a ricostituire la forma del cuore, organo provato dall’attività estiva. Si deve limitare il consumo di frutta e verdura. Sono indicati rapa, cavolo, rafano, funghi, e i pochi alimenti amari, come il carciofo, la cicoria, l’asparago, il topinambur.timthumb.php

Inverno

Il freddo, la quiete e il buio prendono il sopravvento: In natura le piante e gli animali sospendono la loro attività. Anche se l’uomo continua nei suoi ritmi frenetici, le sue energie vorrebbero ritirarsi in profondità, i pori si chiudono per mantenere il calore all’interno.
Dal punto di vista alimentare andrebbero scelti quei cibi che favoriscono questo processo di trattenimento e conservazione all’interno, come le radici, i tuberi, i legumi, i semi oleosi, i molluschi. I cibi devono essere più nutrienti e riscaldanti, consumati cotti. E’ tempo di carne, delle alliaceae tra le verdure, e in genere di tutto quello che è di natura tiepida/calda. In quest’ambito è necessario l’apporto del sapore piccante, che mobilizza e serve a rendere digeribili gli alimenti pesanti e a incrementare il calore metabolico (ad esempio lo zenzero fresco e le spezie). Il piccante caldo è usato in inverno per riaprire i pori (azione diaforetica) e respingere le aggressioni del freddo. Inoltre nutre la forma del polmone, organo logorato dalla iperattività autunnale.
Accompagnare i piatti di carne ad alliaceae e brassicaceae; minestre di cereali (avena) con  verdure, legumi, ossa. Ogni giorno una parte di verdura che vive nella terra: patate, barbabietole, cipolle, porri, topinambur, carote, rape.

Primavera

Dopo la stagione invernale, le energie che sono rimaste assopite e infossate, ripropongono l’inizio di un nuovo ciclo vitale e tendono a riemergere in superficie. Il fegato è l’organo associato a questa stagione, ed è il propulsore del rinnovato dinamismo delle funzioni organiche. Il flusso del fegato deve essere armonioso e libero, per questo che l’organo soffre molto della compressione e del ristagno. Va evitato il sapore acido/aspro che tende a raccogliere, trattenere, contrarre. Va preferito invece il sapore dolce che rilassa e, in misura minore, il piccante che dinamizza. Se nel periodo invernale abbiamo mangiato cibi nutrienti, grassi e pesanti, ora dobbiamo indirizzarci ad alimenti più digeribili, leggeri, di colore verde, che risollevano e depurano il fegato, come bietole, spinaci, tarassaco, cicoria, piselli, soia verde, fagiolini, menta, e pesci di mare. Questi ultimi, grazie al loro sapore salato, vanno a ritemprare la forma del rene, provato dall’attività invernale. Fare una cura di Tarassaco: quando è tenero crudo in insalata, con cicoria; quando le foglie sono già ben sviluppate, cotto in acqua (bere per una settimana 1lt di decotto di tarassaco).

Estate

L’attiva naturale è massima in questa stagione, tutte le energie sono eccitate e si superficializzano. Con l’alimentazione bisogna assecondare da una parte questo galleggiamento energetico, ma dall’altra bisogna anche impedire che la dispersione sia eccessiva, con troppa perdita di liquidi attraverso la sudorazione. Perciò vanno scelti dei cibi di sapore acido/aspro, con azione di chiusura e di trattenimento dei liquidi, e di sapore dolce, con azione di apertura ma anche di produzione dei liquidi. La combinazione di acido e dolce permette di armonizzare la dispersione e di generare i liquidi. Molta frutta possiede questi sapori, e va quindi consumata in abbondanza in questa stagione. Il sapore acido è contratturante, contrasta la tendenza al rilassamento del cuore, organo dell’estate, quindi ne armonizza l’attività. Inoltre nutre la forma del fegato, la cui attività è stata molto intensa nella stagione precedente. Per assecondare il movimento di spostamento dell’energia verso l’esterno, sono indicati i fiori e le foglie delle verdure e delle erbe officinali rinfrescanti. Si preferiscono quindi alimenti freschi e umidificanti: insalata, verdura cruda, macedonie di frutta. Se si soffre del troppo calore e si suda molto: mangiare o bere succo di anguria, di melone, di cetriolo per rinfrescare e ripristinare la perdita di liquidi.

CONSIGLI

    • Per rendere più digeribili le carni, farle cuocere con bacche di biancospino.
• Per limitare la fermentazione dei legumi nell’intestino, farli cuocere con foglie di alloro.
• I germogli dei cereali sono indicati in caso di intossicazione (da alimenti, veleni o farmaci) o indigestione da cereali.
• In caso di congestione da colpo di freddo, fare una breve e concentrata decozione di zenzero fresco.
• E’ preferibile mangiare i cereali fino all’ora di pranzo, senza mischiarli a cibi proteici.

DISTURBI ALIMENTARI

Alitosi

Molte sono le erbe aromatiche utili a deodorare e purificare il cavo orale, ad esempio Menta, Anice stellato, Anice verde, Rosmarino, Salvia. Sono utilizzabili sotto forma di tinture idroalcoliche od oli essenziali, entrambi diluiti in acqua, per fare sciacqui ripetuti. Non bisogna dimenticare che il problema andrebbe però risolto alla radice, cioè eliminando il calore che ristagna a causa della stasi gastrica. Vanno quindi scelti alimenti freschi, come le verdure, ed eliminati quelli troppo riscaldanti, come la carne rossa, gli insaccati o i cibi molto salati, le spezie, il vino, il caffè (con sigaretta!).

Aumento di colesterolo e trigliceridi

Evitare tutti i grassi, le carni, i dolci. Preferire alimenti in grado si trasformare l’accumulo di mucosità nei vasi sanguigni: carciofi, aglio e cipolla, germogli di soia, funghi, legumi, alghe, pesce azzurro, aceto, lievito di birra, rosmarino, linfa di betulla, tè semifermentato cinese “Tuo cha” (da prendere al mattino e non alla sera perché eccitante).

Iperglicemia e diabete

Sintomi: sete, dimagrimento, affaticamento, presenza di zuccheri nelle urine.
Il pancreas di maiale è un rimedio elettivo per questa malattia.
I cereali sono nutrienti e umidificanti grazie al sapore dolce sottile: riso, mais, orzo, frumento, crusca e germe di grano, ecc., sono tutti indicati.

Il dolce abbinato all’acido umidifica e trattiene la perdita di liquidi. Tra i frutti che producono liquidi e stabilizzano l’umidità radicale: ribes, more di gelo e di rovo, lamponi, mirtilli, fragole, e poi mela renetta, pera, ciliegia, amarena, banana, litchi, limone, pistacchi, noci e arachidi.

Tra le verdure: spinacio, rafano, patata dolce, pomodoro, cipolla.
Tra le carni: sgombro, salmone, tonno, trota, acciuga, fegato di merluzzo.
Bene anche i legumi (piselli, fagioli, lenticchie, ecc.), il fieno greco, il sesamo e gli oli di oliva, girasole, sesamo. Tè verde cinese “Xiao ke cha”.

Sovrappeso

Cause: fattori costituzionali, alimentari. Situazione di accumulo di umidità e debolezza dell’apparato digerente che non riesce a metabolizzarle.
Eliminare: mangiare troppo, cibi grassi e umidi come i dolci, il latte e i formaggi.
Privilegiare alimenti che trasformano l’umidità e metabolizzano i grassi: riso, miglio, fave, soia, sedano, asparagi, bacche di biancospino, tè semifermentato cinese “Wu long cha”. Se c’è freddo, riscaldare, muovere e drenare i liquidi con sapori piccanti e cibi caldi, legumi, alliaceae, zenzero, spezie.
Evitare la frutta fredda e acquosa, gelati e dolci semifreddi. Se c’è calore, bisogna evitare il piccante e preferire l’amaro. Vanno bene i cerali, le verdure meno le alliaceae, il tè verde. Eliminare le carni e preferire i pesci. Il lievito di birra contiene molti minerali utili nel metabolismo dei grassi.

Diarrea o feci non formate

Evitare latte, gelati, alimenti ad alto contenuto di liquidi. Non mangiare cibi con molta acqua (zuppe, minestre) e bere poco durante i pasti.

Mettere sorgo e orzo perlato in acqua fredda e portare ad ebollizione. Lasciare cuocere (min.30’) fino a formare una zuppa. Anche il riso prima tostato e poi ridotto in pappetta tramite una lunga cottura si presta a svolgere un azione di tonificazione degli organi addetti all’assorbimento. Aggiungere limone o zenzero secco. Tra le verdure: carota, patata, porro, cipolla, aglio.

Tra la frutta: mirtillo, cotogna, giuggiola, nespola, mela, kaki. Tra gli aromi e le spezie: maggiorana, alloro, timo, salvia, pepe, cardamomo, cannella, noce moscata, zenzero fresco e secco. Consumare molto tè verde cinese. Incrementare la flora intestinale con lievito di birra fresco e yogurt con fermenti lattici.

Stipsi

Evitare i cibi disseccanti o secchi, o quelli molto riscaldanti. Prendere un cucchiaio d’olio d’oliva prima dei pasti. L’olio è utile perché fa scivolare.
Verdure: spinacio, bietola, barbabietola, pomodoro crudo, lattuga, melanzana. I semi di sesamo cotti nel latte promuovono la peristalsi intestinale.

Tra i frutti più efficaci per lubrificare le feci e canalizzare: succo o polpa di prugna, kiwi, albicocca, pesca, frutta cotta, melone e anguria. Frutta secca:  datteri, mandorle e arachidi.
Farine di semi di lino, semi di canapa e semi di sesamo, quotidianamente 1 cucchiaino sciolto in acqua calda.

Accumulo di Umidità, catarri, ristagni nella circolazione

Evitare tutti i cibi freddi o che producono umidità:
bevande fredde durante i pasti, cibi grassi, fritti o speziati, verdure crude, maiale e insaccati, latticini, uova, semi oleosi, dolci, gelati, cioccolato, caffè, frutta (agrumi, pere, mele, ananas), alcolici, birra.